Patologia post vaccinazione: serve la prova del nesso causale

Il nesso è da accertarsi, precisano i giudici, sulla base delle acquisizioni della comunità scientifica e di concreti elementi indiziari riferibili al singolo caso

Patologia post vaccinazione: serve la prova del nesso causale

Danni post vaccinazione: nessuna responsabilità addebitabile al Ministero della Salute se manca la prova, anche solo in termini probabilistici gravemente verosimili, del nesso causale tra somministrazione del vaccino e insorgenza della patologia lamentata, nesso da accertarsi sulla base delle acquisizioni della comunità scientifica e di concreti elementi indiziari riferibili al singolo caso.
Questo il chiarimento fornito dai giudici (ordinanza numero 10741 del 23 aprile 2026 della Cassazione) a chiusura del contenzioso originato dall’azione con cui una mamma e un papà hanno chiesto, alla luce della legge numero 210 del 1992, il pagamento di un indennizzo per la patologia encefalica contratta dal figlio a seguito, a loro dire, di somministrazione vaccinale.
I giudici aggiungono poi che non è sufficiente il mero dato cronologico né la sola predisposizione individuale del soggetto, ove difetti qualsiasi evidenza di reazioni cliniche o di sintomi compatibili con il quadro patologico causalmente riconducibile alla vaccinazione.
Alla luce della vicenda in esame, non si fa riferimento al solo criterio temporale al fine di escludere la dimostrazione del nesso causale tra vaccinazione e patologia. Al contrario, va affermato, osservano i giudici di Cassazione, confermando la valutazione compiuta in Appello, che non vi è, nella lettura scientifica mondiale, alcuna teoria che accrediti la derivazione causale delle patologie dello spettro autistico dalla somministrazione vaccinale contro il morbillo (e altre patologie infantili). E, poi, nel caso specifico, non pare sussistere alcun elemento indiziario addotto dalla parte danneggiata circa la sussistenza del nesso causale. In particolare, non risulta alcuna evidenza probatoria del fatto che, subito dopo la somministrazione vaccinale, il bambino manifestò sindrome febbrile ed insorgenza di esantemi, e che fu accompagnato presso il medico curante. Del resto, si sarebbe trattato, osservano i giudici, di una reazione normale in rapporto a qualsiasi somministrazione vaccinale, e tale febbre non avrebbe potuto essere intesa quale verosimile sintomo di una encefalite acuta da somministrazione vaccinale.
Il fatto, poi, che il minore presentasse una sindrome che lo avrebbe reso ipersensibile alle reazioni avverse in caso di sovrastimolazione del sistema immunitario non è di per sé solo bastevole a fondare la prova del nesso causale, proprio perché, come detto, non risulta che dopo la somministrazione vaccinale si ebbe alcuna reazione avversa evidente, mentre il consulente tecnico ha affermato che una encefalite acuta indotta dalla vaccinazione avrebbe avuto sintomi quali letargia, emiparesi, paraparesi e paralisi dei nervi cranici, atassia e altri disturbi del movimento, convulsioni. Solo in presenza di tali sintomi si avrebbe avuto qualche elemento probatorio concreto sul nesso causale.

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